Perché gli uomini vanno con le prostitute?
Perché le donne che pagano subito sono quelle che
costano meno!
alla mia Famiglia, gli Amici di sempre
Inconsciamente, le Lettere sono divenute per me una
presenza viva, Amica. E, insieme, le Lettere e io, abbiamo lottato contro tutte
le circostanze avverse.
Roma, 2 febbraio 2014
Daniela Zini
Qual
è la realtà della prostituta che adesca in strada o esercita in un bordello di
lusso?
Vivere
una sorta di disincarnazione da non sentire più il proprio corpo, per lasciarsi
penetrare, fino a una decina di volte, ogni notte, da uomini diversi, più o
meno puliti, più o meno violenti, nel fondo di una vettura o di una camera.
Lasciarsi penetrare, nel fondo della propria
intimità, senza desiderio, né piacere.
Sapevate
che le prostitute non amano essere toccate?
Paradossale,
non è vero?
Lo
dicono le testimonianze.
Le
donne escono ferite fisicamente – la visita da un ginecologo diviene una
sofferenza –, distrutte psicologicamente, in preda a malattie sessualmente
trasmissibili, all’aids, a gravidanze indesiderate, che il loro protettore può
interrompere a suon di vigorosi calci nella pancia o, al contrario, “sfruttare”,
dal momento che una “marchetta” con una prostituta incinta, molto apprezzata da
alcuni, può “fruttare” anche di più.
La
prostituzione è, unitamente al traffico di armi e di droghe, uno dei business più lucrativi e una prostituta
può guadagnare, in una notte, anche due volte quanto guadagna, in un mese, una
cassiera del supermercato.
Che
dire ancora di queste “lavoratrici del sesso”, come le definiscono alcuni?
Che
il numero delle donne che si prostituiscono, nel nostro Paese, oscillerebbe tra
le 50 e le 70mila per 9 milioni di clienti, con un giro di affari di milioni e
milioni di euro. Si tratta, ovviamente, di cifre approssimate per difetto.
Circa l’80% sono di origine straniera, in posizione irregolare, cosa che le
rende ancora più vulnerabili e ricattabili. La metà provengono dall'Africa, in
prevalenza dalla Nigeria, una buona parte dai Paesi dell’Est – Albania, Romania
e Moldavia – e, da ultimo, anche dalla Cina.
Che
corrono rischi da 60 a
120 volte maggiori di essere picchiate o assassinate rispetto al resto della
popolazione.
Che
sono più esposte a conoscere un profondo isolamento familiare e affettivo.
Non
è facile confessare al proprio partner
o ai propri genitori che, anche occasionalmente, “si fa la puttana”!
Allora
quando io sento, in ambito parlamentare, che la prostituzione è un male
necessario per canalizzare i bisogni irreprensibili degli uomini, io dico:
“È TROPPO!”
Che
grande dibattito!
Nel
momento in cui il mondo è in guerra, in cui riempire il frigorifero è una
sfida, in cui trovare un posto di lavoro è una impresa, si discute per legalizzare
la prostituzione?
Non
avete nulla di meglio da proporci che uno Stato prosseneta?
Dopotutto,
la prostituzione è un mestiere come un altro, o meglio, è il più vecchio
mestiere del mondo, non è vero?
E date
la parola a tutti tranne alle principali interessate!
E,
allora, io me ne impadronisco!
La
prostituzione è il frutto della vostra politica, cari eletti. Pensateci!
Voi
ignorate, sicuramente, cosa significhi per gli Italiani vivere con 1200 euro al
mese – quando si hanno! – e tenere sotto controllo entrate, uscite [bollette di
acqua, luce, telefono e gas, rate del mutuo o dell’affitto, tasse varie tra nazionali
e locali] e spese impreviste, tanto che si rischia di non arrivare vivi al
prossimo accredito di stipendio!
Ma
io so cosa significhi vivere con i vostri appannaggi!
E ho
fatto la mia scelta.
Io
non intendo essere né una delinquente né una vittima.
Tra
una destra reazionaria e una sinistra vittimista io non intendo scegliere.
Confessate
i vostri fallimenti, anziché cercare, sempre, dei capri espiatori!
Lei,
onorevole Massimo Bitonci, capogruppo Lega Nord in V Commissione Bilancio
nonché consigliere comunale di Cittadella e commissario ella sezione Lega Nord
di Padova, [http://bitonci.it/curriculum/],
lei, che è sposato e padre di due figli, lei sostiene che “non ha più alcun senso nascondersi dietro ipocrisie e tabù” e che,
in questo momento di crisi economica, “far
emergere questo giro d’affari enorme significa per lo Stato e gli enti locali
incassare abbastanza risorse per evitare non solo ulteriori aumenti delle
tasse, ma anche per abbassare una serie di imposte” [http://leganordcinisello.blogspot.it/2013/12/prostituzione-il-centrodestra-lombardo.html,
http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/17534].
Come
si può accettare che una parte della popolazione sia sacrificata a profitto di
un’altra?
Vantare
che la prostituzione sia l’ultima tappa dell’emancipazione delle donne e della
libera disposizione del proprio corpo e “che
ognuno abbia il diritto di vendere liberamente le proprie grazie, e di trarne
piacere”, come sostengono alcuni intellettuali francesi, autodefinitisi i “343 salauds” [“343 balordi”, anche se,
in realtà, sono solo 18, Frédéric Beigbeder, Antoine [Pub Attol], Daniel
Leconte, Eric Zemmour, Nicolas Bedos, Richard Malka, avvocato di Dominique
Strauss-Kahn, Basile de Koch, Philippe
Caubère, Marc Cohen, Claude Durand, Jean-Michel Delacomptée, David di Nota,
Jacques de Guillebon, Jérôme Leroy, Gil Mihaely, Ivan
Rioufol, Luc Rosenweig, François Taillandier], nella petizione “Touche pas à ma pute! [Giù le mani dalla
mia puttana!] contro un progetto di legge socialista, che intende punire i
clienti delle lucciole, con multe fino a 1500 euro, raddoppiate in caso di
recidiva [http://www.slate.fr/france/79496/343-salauds-343-salopes,
http://www.causeur.fr/touche-pas-a-ma-pute,24765],
io dico:
“IO NON CI STO!”
E “IO NON CI STO!”, non perché militante “di una repressione mascherata da lotta
femminista”, come obietterebbe l’ideatore dell’iniziativa, lo scrittore
Frédéric Beigbeder.
Come
si può rifiutare di vedere che la prostituzione è, decisamente, ben lontana
dallo slogan comparso sui muri della
Sorbona nel maggio 1968: “Jouissez sans
entraves ici et maintenant!” [Godete senza freni qui e ora!]”?
La
libertà sessuale è la libertà di intrattenere rapporti sessuali con uno o più partners che si desiderano.
E
potrei continuare, ma mi fermo qui…
Questa
lettera che ti dedico, mio inveterato veterano cliente prostitutore, non ha
l’ambizione di esaurire la discussione sulla prostituzione, la sua abolizione
o, al contrario, la sua regolamentazione.
A
caratterizzare, attualmente, la materia, vi è il super-principio della
inviolabilità della dignità umana, sancito dalla cosiddetta Carta di Nizza,
proclamata il 7 dicembre 2000 [http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/32007X1214/htm/C2007303IT.01000101.htm],
che vieta categoricamente di “fare del
corpo umano e delle sue parti una fonte di profitto”.
Il
dibattito resta, dunque, aperto e si dovrà trovare, rapidamente, la migliore
risposta possibile per le persone prostituite.
La
prostituzione non è un mestiere come un altro.
LA
PROSTITUZIONE NON È AFFATTO UN MESTIERE!
Il cliente è re!
Se sei un uomo che ama il sesso, questa lettera non
è per te.
Se siei un uomo che ama le donne, questa lettera
non è per te.
Se sei un uomo che ama il sesso e le donne, ma ritiene
di avere il diritto di comperare tutto ciò che vuole, questa lettera è per te.
Se sei un uomo che compera il sesso, credendo di
impegnarsi in una transazione mutualmente benefica, che non causa male alcuno,
questa lettera è per te.
Sai, anche le “Puttane” hanno appreso a leggere e
scrivere e potrebbero raccontarne di belle, se volessero.
Per quel che se ne sa, finora, potrebbero chiarire
quanto deviante sia la loro vita, quali problemi ponga, cosa comporti vivere
vendendo il proprio sesso.
Se la prostituta è stata, sempre, considerata dalle
donne cosiddette perbene un’“ Altra”, che ha fatto esperienze anomale ed è
penetrata in un mondo sconosciuto, questa lettera mira, proprio, a
smitizzare tanta anormalità, invita
tutti a un approccio capace di lasciare a questa “Altra” la facoltà di esprimersi
liberamente.
Quando qualcuno [molti, ahimé!], rispondendo alle
analisi femministe sulla prostituzione, afferma, alzando le spalle:
“Vi è, sempre, stata e, sempre, vi sarà!”,
si può iniziare a obiettare che vi è stata e vi è in una società, che
vede ruoli e immagini maschili e femminili entro gli stereotipi, che sono stati
funzionali a un certo tipo di famiglia, di lavoro dentro e fuori di casa, di ignoranza e rigidezza.
In questo ultimo secolo, molte cose sono cambiate,
sesso e sentimenti sono stati scandagliati da diverse discipline che ne hanno
sondato i sottofondi culturali.
Come, sempre, la natura non è responsabile o è solo
una comodità per chiudere gli occhi e vivere come prima.
Ma, da quando il destino di ognuno è divenuto una
storia che si distacca dalla sua obbligatorietà e risponde agli scossoni di una
società in continuo mutamento, non si può più, onestamente, dire che la natura
dell’uomo sia tale che solo una prostituta può soddisfarne certe esigenze e una
moglie certe altre.
E costringere le donne a scegliere l’una o l’altra
strada, irrevocabilmente.
Oggi, sesso e sentimenti suggeriscono di cancellare
due stereotipi, ormai, inadeguati a riflettere la femminilità.
Come?
Senza volere fare di me una eroina, posso dire di
essere una pioniera, che ha tentato le due strade, si è sottratta alle
catalogazioni, ha provato e riprovato, finché
ha potuto, a essere qualcuno che non si rassegnasse a stare né dentro
l’una né dentro l’altra delle due immagini.
Una vicenda dolorosa e irta di conflitti e
difficoltà, che tante donne affrontano. Ma conoscerne una scritta dal di
dentro, come questa, è la prova che certi luoghi comuni stanno cadendo, si
possono superare.
Ne ho incontrati molti come te!
Veramente molti.
Troppi.
E mi sono, sempre, chiesta come tu riesca a
giustificarti di fronte a te stesso.
Come tu riesca a illuderti che potesse piacermi
avere la tua lingua, le tue dita e il tuo pene confitti nelle mie parti intime.
Come tu riesca a convincerti che potesse piacermi
qualcosa che tu non vorresti, neppure nelle tue più insane fantasie, per le tue
figlie.
Mi sono chiesta come tu riuscissi a guardarmi
senza vedermi.
Ma, ora, io riesco a vederti.
Tu sei l’inveterato veterano cliente
prostitutore.
Io voglio che tu sappia che io non ti volevo
accanto a me e ancora meno dentro di me.
Ogni istante con te è stata una menzogna.
Tu comperavi una menzogna.
Lo so perché ero io a vendertela.
Ma tu che ne sai?
Tu non vedi l’essere umano dietro tutto ciò.
Tu non vedi che l’abbaglio di una donna
eccitante ed eccitata con una insaziabile voglia di sesso.
Tu credi che io spasimassi per te, non è vero?
Tu eri, forse, il numero 3, il numero 5 o il
numero 8 della giornata e il mio ventre bruciava, a causa del gel e del
preservativo.
Le prostitute come me non esistono che perché
gli uomini, come te, impediscono ogni relazione sana e rispettosa tra uomini e
donne.
Le prostitute come me non esistono che perchè
gli uomini, come te, si credono in diritto di servirsi degli orifizi altrui per
i propri bisogni sessuali.
Ma io voglio dirti grazie.
Grazie per aver fatto parte della mia vita.
Grazie per aver fatto di me la persona che
sono, ora.
Grazie per avermi mostrato cosa sia lo
sfruttamento; ora, io sono in grado di riconoscerlo.
Grazie per avermi mostrato cosa sia il sesso
in quanto oggetto con orifizi; ora, io sono in grado di apprezzare il sesso con
chi desidera farne con la mia persona tutta intera e non solo con la mia vagina
o con la mia bocca.
Grazie per avermi mostrato cosa sia lo skull-fuck e cosa sia il face-fuck, perché, mai e poi mai, io debba
subirli di nuovo.
Grazie per avermi mostrato la differenza tra costrizione
e desiderio di compiacere, liberamente, qualcuno, perché si ama e non perché si
è pagata per farlo.
Grazie per ogni volta che, aprendo la porta e
squadrandomi dalla testa ai piedi, senza sorridere mi hai detto:
“Tu
non sembri il tipo di ragazza che lo fa!
Perché
lo fai?
Qualcuno
ti fa violenza?”
Sì, molti clienti la fanno.
Vai in bagno e ne troverai uno al lavabo.
Neppure tu sembri il tipo di uomo che la fa!
E, tu, perché la fai?
Hai, mai, rivolto questa domanda a te stesso?
Ma, grazie!
Grazie per avere messo, così, in evidenza
l’oggettivazione e la mercificazione delle donne, che è il menu principale
dell’industria del sesso.
Grazie per ogni volta che hai fatto
schioccare la lingua in segno di approvazione o hai sospirato se non volevo
fare qualcosa.
E, ogni volta, mi ripetevo:
“Sarà finita in un’ora!
Sarà finita in un’ora!
Sarà finita in un’ora!”
Grazie per ogni volta che mi hai ordinato di
mettermi in tale o talaltra posizione.
E, ogni volta, mi ripetevo:
“Sarà finita in un’ora!
Sarà finita in un’ora!
Sarà finita in un’ora!”
Grazie per ogni volta che ho dovuto mettere
il tuo uccello puzzolente in bocca.
E, ogni volta, mi ripetevo:
“Sarà finita in un’ora!
Sarà finita in un’ora!
Sarà finita in un’ora!”
Grazie per ogni volta che mi hai gettato il
danaro a terra perché io dovessi accovacciarmi a raccoglierlo. Ora, io so cosa
significhi essere a terra e non voglio abbassarmi mai più.
Grazie per avermi indotta, ora, a detestarti,
per avermi, sufficientemente, maltrattata da odiarti, nutrendo una collera
costruttiva e non autodistruttiva. Per il resto della mia vita, io dirò al
mondo intero fino a che punto tu sia una merda.
Grazie per avermi mostrato l’odio.
Ora, io sono in grado di comprendere
veramente l’AMORE.
Per ogni incontro che tu hai reso difficile
da subire fino alla fine, tu hai contribuito a creare una sopravvissuta, tu hai
contribuito a creare la tua nemica.
Io riuscivo appena a respirare, quando tu mi
scopavi, tanto provavo repulsione per te.
Quale ragazza può desiderare di farsi scopare
da un vecchio?
Nessuna.
Tu sei solo un povero vecchio patetico con i soldi
che vede la vagina come una cosa da negoziare.
Quanto devi disprezzarti!
Quanta poca stima devi riporre in te stesso se
devi pagare qualcuno che sia disposto a venire a letto con te!
Che cosa ti è accaduto per fare di te un inveterato
veterano cliente prostitutore?
Non può essere solo questa cultura di
oggettivazione sessuale delle donne, in cui viviamo.
Deve esservi dell’altro…
È, forse, qualcosa di legato al rifiuto?
È, forse, qualcosa di legato all’invecchiamento?
È, forse, qualcosa di legato all’impotenza?
Ti sentiresti, sicuramente, meno frustrato se
noleggiassi un analista, anziché la mia vagina, per un’ora.
Ma è il cammino più difficile da imboccare, non
è vero?
È più facile credere che tutto ciò che fai è
lecito e che, inconfessabilmente, a me piaccia essere scopata da un vecchio
depravato, che mette su pancia e perde capelli.
Il danaro ti dà potere, non è vero?
Il danaro ti dà il potere di decidere chi
vuoi scopare, quando vuoi scopare, dove vuoi scopare, come vuoi scopare e
quanto vuoi scopare.
Tu paghi, dunque, tu decidi.
Il cliente è re!
Deve darti un forte scarica adrenalica esercitare
questo genere di potere, il potere sessuale su un essere umano, non è vero?
Che razza di bastardo sei!
Se tu avessi saputo perché io lo facessi, tu ti
saresti, egualmente, servito di me?
Probabilmente.
Tu mi avevi, già, pagato…
Tu mi avevi, già, pagato…
Ma grazie!
Grazie perché se non era per te e per
l’industria che tu hai creato, io non sarei, probabilmente, così entusiasta della
mia vita, ora.
Dunque, grazie.
Io spero che tu sia fiero del tuo “passatempo
inoffensivo”.
Un orgasmo vale, veramente, tutta la merda
che tu, inconsapevolmente, fai ingoiare alle prostitute?
Perché sarei in terapia per superare i tuoi
orgasmi, se fossero così inoffensivi?
Tu sai che ciò che fai è male.
Come puoi affermare:
“Io
non sapevo che avesse diciassette anni!
Come
potevo saperlo?”
Tu sei tenuto a chiederlo, ad assicurarti che
chi ti scopi non sia una minorenne!
Non essere vigliacco e sii uomo!
spudoratamente tua
ogni prostituta che tu hai stuprato
Daniela Zini
Copyright © 2 febbraio 2014 ADZ
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