sabato 2 maggio 2015

LETTERA APERTA AGLI ITALIANI di Daniela Zini



LETTERA APERTA
AGLI ITALIANI



di
Daniela Zini

à mon Père, qui a fait de moi un Homme.
Merci Papa!

“If you can look into the seeds of time and say which grain will grow and which will not. Speak then to me.”
“Si vous êtes capables de trouver dans les semences du temps la graine qui va germer. Instruisez-moi.”
W. Shakespeare, Macbeth

La vraie mort, c’est le rien.
Il faut résister à cela, que la mort soit quelque chose, qu’elle fasse partie de la vie, qu’elle soit en état de complicité incessante.
Notre façon d’être avec la mort, de rencontrer la mort, est toujours une répétition. C’est à la fois la répétition d’une mort, la répétition du passé et du futur.
Et chaque mort qui nous arrive est alimentée par la source, le torrent des autres morts.
Et ce que nous perdons, à chaque fois, c’est un enfant.
Lorsque mon Père… – je crois que je ne parviendrai jamais à articuler ces quatre petits mots si lourds : “Mon Père est mort.” – j’ai perdu l’enfant qu’il était pour moi, l’enfant que j’étais pour lui, l’enfant que je suis pour moi.
Tout pour moi dans la vie s’accompagne d’un indice de “ancore”.
Ainsi, mon Père est encore là.
Je ne peux pas traverser un jardin avec lui et regarder un fil d’herbe pousser, sans me dédoubler et me voir, à ce moment même, regarder ce fil d’herbe avec mon Père, bercée par les notes d’une musique ouvrant un passé-futur.
Nous pouvons vivre notre mort dans la fin brutale d’un amour, dans la perte narcissique. Nous devenons mortels et faisons la connaissance de la mortalité dans ce rapport à l’autre. De telle sorte que la moitié sera séparée de la moitié et devra la garder.
Quant à ceux qui emportent un morceau de nous-mêmes, il y a un tissage à faire, c’est un immense travail.
Renouer sans cesse, tendre l’oreille, tendre l’attention.
Ce n’est pas un se rappeler, mais appeler, évoquer.
Notre sort, c’est de ne pas laisser derrière nous.

Rome, le 2 mai 2015

D



La mia vita è una bella Fiaba, tanto ricca e felice!
Se bambina, quando mi apprestavo ad andare per il Mondo, avessi incontrato una potente Fata che mi avesse detto:
“Scegli la tua vita e il tuo destino e io ti proteggerò e ti guiderò, seguendo il tuo sviluppo spirituale, qualunque cosa accada in questo Mondo.”,
il mio destino non avrebbe potuto essere più felice, la mia vita più equilibrata.
Mio Padre mi accontentava in tutto: a me dava l’intero suo affetto, la sua stessa vita. Impiegava tutto il suo tempo libero, la domenica. Spesso, le sere d’inverno, mi leggeva ad alta voce. Ricordo di averlo visto sorridere solo in quei momenti che dedicava alla lettura…
E, in verità, non era felice…
In estate, mi portava tutte le domeniche nei boschi. In quelle occasioni, non parlava molto; restava seduto in silenzio, immerso nei suoi pensieri, mentre io saltellavo intorno, raccogliendo more tra i rovi o intrecciando ghirlande.

Voglio raccontarvi una Fiaba antichissima.
Un giorno, un maiale questionò con un leone e lo sfidò a duello. Di ritorno a casa, tuttavia, vi ponderò su e gli “venne la tremarella”. Il branco, riunito a consiglio, decretò che il maiale si inzaccherasse ben bene di fango in un fosso e così sudicio si presentasse al convegno.
Così fu fatto.
Il leone venne, fiutò il maiale, fece una smorfia e se ne andò.
Il maiale si vantò, per molto tempo, di aver messo in fuga il leone.
Certamente, di leoni da noi non ve ne sono; il clima non è adatto!
Ma mettete al posto del leone una persona perbene, come ciascuno dovrebbe essere, e vedrete che la morale sarà la stessa.

La lunga tradizione del giornalismo e la sua attendibilità vanno, sempre più, offuscandosi e anche la sua voce va affievolendosi. Le ragioni sono molteplici. Il soggiacere di alcuni direttori alle pressioni dettate dagli interessi personali di questo o di quel personaggio influente, il crescente disinteresse da parte dei giornalisti – demotivati da una gestione dei giornali ipocrita e, spesso, opportunista – tolgono al glorioso giornalismo smalto, mordente… e lettori.
Gli aperti tentativi di alcuni giornalisti “coraggiosi” franano contro il muro invalicabile di intricati interessi.
Nulla sembra poter risollevare le sorti del giornalismo!
In Italia, per farsi leggere bisogna scrivere in modo da non essere compresi. A esempio, una volta dire:
“Non ne capisco niente!”
Era darsi una patente di stupidità; ora, quelle stesse parole fanno molto onore. È sufficiente dire con aria cordiale e fiera:
“Non capisco la politica, non capisco l’Italia, non capisco un’acca di economia…”,
ed ecco che si prende,  all'istante, un’aria di superiorità.
Questo, poi, è, particolarmente, comodo, se è proprio vero che non si comprenda nulla.
In Italia, in fondo, ognuno dubita della imbecillità altrui, senza mai preoccuparsi di invertire il dubbio verso se stesso:
“E se l’imbecille fossi, invece, proprio io?”
Di se stessi si è soddisfattissimi, ma mai nessuno è soddisfatto del suo prossimo!
Tutti si arrovellano di continuo…
Riflettere, poi, è impossibile, oggi.
Il tempo costa troppo caro.
Le idee si comperano belle e pronte!
Se ne trovano dappertutto, anche per niente; ma quelle idee a buon mercato, talvolta, vengono a costare caro, in un modo o nell’altro, e qualcuno ha iniziato ad accorgersene.
Risultato: nessun vantaggio e lo stesso disordine di prima.
Si sarebbe, così, indotti a credere che, se nessuno voglia più pensare, il compito dello scrittore debba, necessariamente, essere più facile.
Ed è così!
Ma guai all’editore o allo scrittore che, oggi, volessero avere pensieri profondi. Ancora peggio per chi volesse studiare da sé e comprendere; ma una vera fatwa raggiungerebbe chi affermasse, sinceramente, queste cose. Se sostenesse, infatti, di aver compreso qualcosa e di voler dire la sua in merito, sarebbe messo al bando da tutti. Non gli resterebbe che trovare un lettore, anzi affittarne uno, per poterlo intrattenere e pubblicare da solo un giornale.
Situazione indegna, perché sarebbe come parlare con se stessi e stampare un giornale per il proprio piacere!
E per quanto la capacità di essere cittadino stia nel fare propria l’opinione di tutto il Paese; io sospetto che Il Baco [http://donneindivenire.blogspot.it/] sarà costretto, per lungo tempo, a parlare con se stesso e per il proprio piacere.
E pensare che, per gli psichiatri, parlare con se stessi è indice di tendenza alla pazzia!  
   
Non vi è pressoché nulla che dia della grandezza di una Nazione una visione degradante quanto la confusione, in cui può gettarla ciò che un individuo compie. E il ridicolo di tale spettacolo è, spesso, accresciuto dalla naturale insignificanza dell’individuo che lo ha causato.
Se un governo fosse costituito in modo tale da non poter agire se un gufo o una cinciallegra non fossero membri del parlamento le conseguenze della malattia del gufo o della cinciallegra sarebbero altrettanto gravi che se si chiamassero re.
Ridiamo degli uomini alla vista delle sciocche difficoltà che causano a se stessi, senza accorgerci che le cose più ridicole avvengono nei governi.

Non si tratta di stabilire se questo o quel partito faccia parte del governo o se prevalga la sinistra o la destra, si tratta di decidere se il Popolo erediterà i suoi diritti, se la civiltà universale si diffonderà, se i frutti delle fatiche umane saranno goduti dal Popolo oppure sperperati dalla dissolutezza dei governi.
Si tratta di decidere se la rapina sarà bandita dalle “corti” e la povertà allontanata dalla Nazioni.
Nessun potere straordinario dovrebbe affidarsi a un individuo. Non importa se l’individuo si chiami presidente, re, imperatore, senatore o con qualsiasi altro nome la saggezza o la follia possano inventare o l’arroganza possa usurpare, vi è un solo servigio che questi può rendere allo Stato e il servigio è l’adempimento del proprio dovere, che si chiami monarchico, presidenziale, senatoriale o con qualsiasi altro nome o titolo.
Quando a un individuo viene assegnato un potere straordinario, diviene il centro intorno al quale si genera e si forma ogni tipo di corruzione.
Date a un individuo il potere di creare cariche e di disporne a spese del Paese e le libertà di quel Paese non saranno più al sicuro!
Ciò che chiamiamo la magnificenza del trono non è che la corruzione dello Stato, composta da una banda di parassiti, che vivono in un ozio pagato con il danaro delle tasse pubbliche. Titolari di diversi conti bancari ben forniti e proprietari di beni immobili nel loro Paese e anche all’estero, questi autentici banditi tengono “tenacemente” alla perpetuazione di questo regime moribondo e ingiusto.
Un tale sistema corrotto, una volta stabilito, diviene la salvaguardia e la protezione di tutti gli abusi minori. Chi beneficia di un potere straordinario sarebbe l’ultimo a promuovere uno spirito riformatore, a meno che ciò non gli torni utile. È, sempre, nel suo interesse difendere gli abusi secondari, che sono altrettante fortificazioni a protezione della cittadella, e tutte le parti hanno in comune una tale dipendenza da questa sorta di fortificazione politica, che è molto improbabile che si attacchino a vicenda.
E ciò al solo fine di proteggere la politica del ventre… molto egoisticamente!
Poco importa loro la precarietà e la miseria nella quale vive la maggioranza del Popolo!
La monarchia non avrebbe potuto resistere tanto a lungo nel Mondo, se non fosse stato per gli abusi che protegge: è la frode principale, che protegge tutte le altre.
Permettendo una divisione del bottino, si acquistano amici; e quando si cessa di farlo, si cessa anche di essere l’idolo dei cortigiani.
Il principio su cui, oggi, si reggono le costituzioni, non ammettendo pretese ereditarie al governo, esclude tutta la serie di usurpazioni, che vanno sotto il nome di prerogative.
La Repubblica non è una forma particolare di governo. Designa il significato, la materia e l’oggetto, per cui dovrebbe essere istituito il governo e su cui dovrebbe esercitarsi: res publica, vale a dire gli affari pubblici o il bene pubblico, o, tradotto letteralmente, la cosa pubblica. Il significato originario della parola è, dunque, positivo e si riferisce a quello che dovrebbe essere il carattere o il compito del governo. In tal senso, la Repubblica si contrappone, naturalmente, alla parola monarchia, il cui significato originario è vile, perché indica il potere arbitrario di un singolo individuo, che lo esercita avendo, se stesso, e non la res publica, come oggetto.
Ogni governo che non agisca secondo il principio di una Repubblica o, in altri termini, che non faccia della res publica il suo solo e unico oggetto, non è un buon governo. Il governo repubblicano non è altro che il governo istituito e amministrato nell’interesse pubblico, tanto individuale che collettivo. 

Tutta la mia vita ho lavorato per migliorare lo stato delle cose in questo Paese, un Paese dove sia bello vivere, che conosca la pace e la prosperità. Gli imprevisti della Storia ne hanno deciso diversamente: occupazioni, conflitti di potere, dittature, guerre civili e, oggi, l’apatia ha condotto il Paese alla situazione drammatica attuale.
Quello che io difendo non è una elemosina, ma un diritto.
Non un dono, ma la Giustizia.
Il contrasto tra opulenza e miseria, che offende, continuamente, la vista, è come lo spettacolo di un vivo e di un morto incatenati l’uno all’altro. Per quanto mi interessi la ricchezza meno che a chiunque altro, non demonizzo la ricchezza perché è suscettibile di fare del bene. Non mi importa quanto possano essere ricchi alcuni, purché nessuno sia povero per causa loro.

Essere donna, italiana, scrittore, che cosa significa tutto questo?
Per poter rispondere, dovrei, innanzitutto, sapere che cosa rappresenta, storicamente, il momento che stiamo vivendo.
È un anteguerra o la vigilia di grandi rivoluzioni che liquideranno il sistema?
I Giovani di oggi vedranno l’avvento di un vero socialismo o il trionfo di una tecnocrazia, che perpetuerà il capitalismo, o una forma di società diversa da tutte quelle che io possa immaginare?
Queste domande restano senza risposta.
In compagnia dei Giovani mi trovo, particolarmente, bene. Sono loro grata di sfuggire alle degradazioni e alle alienazioni, cui si adattano gli adulti. Trovo confortanti la loro intransigenza, il loro radicalismo, le loro esigenze; la freschezza del loro sguardo mi incanta: per loro tutto è nuovo e niente è scontato. In un discorso in cui io non sento altro che un bla bla di politici, loro colgono delle scempiaggini, delle incongruenze, che li fanno ridere o li indignano. La stupidità li stupisce ancora; gli scandali li scandalizzano.
Cambiare la vita sembra loro urgente, poiché è in ballo il loro stesso Avvenire.

La speranza e l’ottimismo hanno caratterizzato “my brilliant career”, e conservo ancora speranza e ottimismo circa l’avvenire dell’Italia.
Io vorrei trasmetterVi questa mia convinzione.
Non scoraggiateVi se una Vostra battaglia non riporta il risultato sperato. E, soprattutto, non permettete a nessuno di convincerVi di abbandonare la Vostra battaglia. Replicate lavorando ancora più alacremente, con una energia e una determinazione senza precedenti.
Continuate ad andare avanti!
La Vostra energia e la Vostra passione sono, esattamente, ciò di cui ha, oggi, bisogno il Paese.
Noi possiamo fare la nostra parte per avere un Paese migliore.
Noi possiamo fare la nostra parte per avere una economia prospera e più equamente distribuita.
Noi possiamo fare la nostra parte per avere meglio cura dei nostri anziani.
Noi possiamo fare la nostra parte per avere migliori prospettive per i nostri Figli.
Noi possiamo fare la nostra parte per salvaguardare l’ambiente e il pianeta.
Noi possiamo fare la nostra parte per riabilitare il nostro nome agli occhi del Mondo.
Noi possiamo fare tutto ciò, perché, lavorando per il cambiamento, possiamo, veramente, “far scoppiare” il cambiamento.
Non permettete a nessuno di dirvi che non sia possibile!
Diverse sfide ci attendono, dalla minaccia del cambiamento climatico all’ingiustizia di una economia che lascia molti Italiani esclusi dalla ricchezza collettiva.
Italiani, l’amore è cento, mille volte migliore dell’odio.
Italiani, la speranza è cento, mille volte migliore della paura.
Italiani, l’ottimismo è cento, mille volte migliore della disperazione.
Allora, amiamo, conserviamo la speranza e restiamo ottimisti.
E cambieremo il Mondo. 
La pista che io traccio, vorrei che Voi la seguiste con me.
E, per evitare la dispersione degli sforzi e dei mezzi, io Vi incoraggio a metterVi in rete, in vista di una sinergia e di una legittimità crescente, perché si denunci il Presente e si prepari il Futuro. 


Daniela Zini
 Copyright © 2 maggio 2015 ADZ
Chi può dire se, quando le strade si incontreranno, questo Amore sarà nel tuo cuore?



  

Nessun commento:

Posta un commento