LETTERA APERTA
AGLI ITALIANI
di
Daniela Zini
à mon Père, qui a fait de moi un Homme.
Merci Papa!
“If you can
look into the seeds of time and say which grain will grow and which will not.
Speak then to me.”
“Si vous êtes
capables de trouver dans les semences du temps la graine qui va germer.
Instruisez-moi.”
W.
Shakespeare, Macbeth
La vraie mort, c’est le rien.
Il faut résister à cela, que la mort soit
quelque chose, qu’elle fasse partie de la vie, qu’elle soit en état de
complicité incessante.
Notre façon d’être avec la mort, de
rencontrer la mort, est toujours une répétition. C’est à la fois la répétition
d’une mort, la répétition du passé et du futur.
Et chaque mort qui nous arrive est
alimentée par la source, le torrent des autres morts.
Et ce que nous perdons, à chaque fois,
c’est un enfant.
Lorsque mon Père… – je crois que je ne
parviendrai jamais à articuler ces quatre petits mots si lourds : “Mon Père est
mort.” – j’ai perdu l’enfant qu’il était pour moi, l’enfant que j’étais pour
lui, l’enfant que je suis pour moi.
Tout pour moi dans la vie s’accompagne d’un
indice de “ancore”.
Ainsi, mon Père est encore là.
Je ne peux pas traverser un jardin avec lui
et regarder un fil d’herbe pousser, sans me dédoubler et me voir, à ce moment
même, regarder ce fil d’herbe avec mon Père, bercée par les notes d’une musique
ouvrant un passé-futur.
Nous pouvons vivre notre mort dans la fin
brutale d’un amour, dans la perte narcissique. Nous devenons mortels et faisons
la connaissance de la mortalité dans ce rapport à l’autre. De telle sorte que
la moitié sera séparée de la moitié et devra la garder.
Quant à ceux qui emportent un morceau de
nous-mêmes, il y a un tissage à faire, c’est un immense travail.
Renouer sans cesse, tendre l’oreille,
tendre l’attention.
Ce n’est pas un se rappeler, mais appeler,
évoquer.
Notre sort, c’est de ne pas laisser
derrière nous.
Rome, le 2 mai 2015
D
La mia
vita è una bella Fiaba, tanto ricca e felice!
Se
bambina, quando mi apprestavo ad andare per il Mondo, avessi incontrato una potente
Fata che mi avesse detto:
“Scegli la tua vita e il tuo destino e io
ti proteggerò e ti guiderò, seguendo il tuo sviluppo spirituale, qualunque cosa
accada in questo Mondo.”,
il mio
destino non avrebbe potuto essere più felice, la mia vita più equilibrata.
Mio
Padre mi accontentava in tutto: a me dava l’intero suo affetto, la sua stessa
vita. Impiegava tutto il suo tempo libero, la domenica. Spesso, le sere
d’inverno, mi leggeva ad alta voce. Ricordo di averlo visto sorridere solo in
quei momenti che dedicava alla lettura…
E, in
verità, non era felice…
In estate,
mi portava tutte le domeniche nei boschi. In quelle occasioni, non parlava
molto; restava seduto in silenzio, immerso nei suoi pensieri, mentre io
saltellavo intorno, raccogliendo more tra i rovi o intrecciando ghirlande.
Voglio
raccontarvi una Fiaba antichissima.
Un
giorno, un maiale questionò con un leone e lo sfidò a duello. Di ritorno a
casa, tuttavia, vi ponderò su e gli “venne la tremarella”. Il branco, riunito a
consiglio, decretò che il maiale si inzaccherasse ben bene di fango in un fosso
e così sudicio si presentasse al convegno.
Così fu
fatto.
Il
leone venne, fiutò il maiale, fece una smorfia e se ne andò.
Il
maiale si vantò, per molto tempo, di aver messo in fuga il leone.
Certamente,
di leoni da noi non ve ne sono; il clima non è adatto!
Ma
mettete al posto del leone una persona perbene, come ciascuno dovrebbe essere,
e vedrete che la morale sarà la stessa.
La lunga tradizione del giornalismo e la sua
attendibilità vanno, sempre più, offuscandosi e anche la sua voce va
affievolendosi. Le ragioni sono molteplici. Il soggiacere di alcuni direttori
alle pressioni dettate dagli interessi personali di questo o di quel
personaggio influente, il crescente disinteresse da parte dei giornalisti –
demotivati da una gestione dei giornali ipocrita e, spesso, opportunista –
tolgono al glorioso giornalismo smalto, mordente… e lettori.
Gli aperti tentativi di alcuni giornalisti
“coraggiosi” franano contro il muro invalicabile di intricati interessi.
Nulla sembra poter risollevare le sorti del giornalismo!
In
Italia, per farsi leggere bisogna scrivere in modo da non essere compresi. A
esempio, una volta dire:
“Non ne capisco niente!”
Era
darsi una patente di stupidità; ora, quelle stesse parole fanno molto onore. È
sufficiente dire con aria cordiale e fiera:
“Non capisco la politica, non capisco
l’Italia, non capisco un’acca di economia…”,
ed ecco
che si prende, all'istante, un’aria di
superiorità.
Questo,
poi, è, particolarmente, comodo, se è proprio vero che non si comprenda nulla.
In
Italia, in fondo, ognuno dubita della imbecillità altrui, senza mai
preoccuparsi di invertire il dubbio verso se stesso:
“E se l’imbecille fossi, invece, proprio
io?”
Di se
stessi si è soddisfattissimi, ma mai nessuno è soddisfatto del suo prossimo!
Tutti
si arrovellano di continuo…
Riflettere,
poi, è impossibile, oggi.
Il
tempo costa troppo caro.
Le idee
si comperano belle e pronte!
Se ne
trovano dappertutto, anche per niente; ma quelle idee a buon mercato, talvolta,
vengono a costare caro, in un modo o nell’altro, e qualcuno ha iniziato ad
accorgersene.
Risultato:
nessun vantaggio e lo stesso disordine di prima.
Si
sarebbe, così, indotti a credere che, se nessuno voglia più pensare, il compito
dello scrittore debba, necessariamente, essere più facile.
Ed è
così!
Ma guai
all’editore o allo scrittore che, oggi, volessero avere pensieri profondi. Ancora
peggio per chi volesse studiare da sé e comprendere; ma una vera fatwa raggiungerebbe chi affermasse,
sinceramente, queste cose. Se sostenesse, infatti, di aver compreso qualcosa e di
voler dire la sua in merito, sarebbe messo al bando da tutti. Non gli
resterebbe che trovare un lettore, anzi affittarne uno, per poterlo
intrattenere e pubblicare da solo un giornale.
Situazione
indegna, perché sarebbe come parlare con se stessi e stampare un giornale per
il proprio piacere!
E per
quanto la capacità di essere cittadino stia nel fare propria l’opinione di
tutto il Paese; io sospetto che Il Baco [http://donneindivenire.blogspot.it/]
sarà costretto, per lungo tempo, a parlare con se stesso e per il proprio
piacere.
E
pensare che, per gli psichiatri, parlare con se stessi è indice di tendenza
alla pazzia!
Non vi
è pressoché nulla che dia della grandezza di una Nazione una visione degradante
quanto la confusione, in cui può gettarla ciò che un individuo compie. E il
ridicolo di tale spettacolo è, spesso, accresciuto dalla naturale
insignificanza dell’individuo che lo ha causato.
Se un
governo fosse costituito in modo tale da non poter agire se un gufo o una
cinciallegra non fossero membri del parlamento le conseguenze della malattia
del gufo o della cinciallegra sarebbero altrettanto gravi che se si chiamassero
re.
Ridiamo
degli uomini alla vista delle sciocche difficoltà che causano a se stessi,
senza accorgerci che le cose più ridicole avvengono nei governi.
Non si
tratta di stabilire se questo o quel partito faccia parte del governo o se
prevalga la sinistra o la destra, si tratta di decidere se il Popolo erediterà
i suoi diritti, se la civiltà universale si diffonderà, se i frutti delle
fatiche umane saranno goduti dal Popolo oppure sperperati dalla dissolutezza
dei governi.
Si
tratta di decidere se la rapina sarà bandita dalle “corti” e la povertà
allontanata dalla Nazioni.
Nessun
potere straordinario dovrebbe affidarsi a un individuo. Non importa se
l’individuo si chiami presidente, re, imperatore, senatore o con qualsiasi
altro nome la saggezza o la follia possano inventare o l’arroganza possa
usurpare, vi è un solo servigio che questi può rendere allo Stato e il servigio
è l’adempimento del proprio dovere, che si chiami monarchico, presidenziale,
senatoriale o con qualsiasi altro nome o titolo.
Quando a
un individuo viene assegnato un potere straordinario, diviene il centro intorno
al quale si genera e si forma ogni tipo di corruzione.
Date a
un individuo il potere di creare cariche e di disporne a spese del Paese e le
libertà di quel Paese non saranno più al sicuro!
Ciò che
chiamiamo la magnificenza del trono non è che la corruzione dello Stato,
composta da una banda di parassiti, che vivono in un ozio pagato con il danaro
delle tasse pubbliche. Titolari di diversi conti bancari ben forniti e proprietari
di beni immobili nel loro Paese e anche all’estero, questi autentici banditi tengono
“tenacemente” alla perpetuazione di questo regime moribondo e ingiusto.
Un tale
sistema corrotto, una volta stabilito, diviene la salvaguardia e la protezione
di tutti gli abusi minori. Chi beneficia di un potere straordinario sarebbe
l’ultimo a promuovere uno spirito riformatore, a meno che ciò non gli torni
utile. È, sempre, nel suo interesse difendere gli abusi secondari, che sono
altrettante fortificazioni a protezione della cittadella, e tutte le parti
hanno in comune una tale dipendenza da questa sorta di fortificazione politica,
che è molto improbabile che si attacchino a vicenda.
E ciò
al solo fine di proteggere la politica del ventre… molto egoisticamente!
Poco
importa loro la precarietà e la miseria nella quale vive la maggioranza del
Popolo!
La
monarchia non avrebbe potuto resistere tanto a lungo nel Mondo, se non fosse
stato per gli abusi che protegge: è la frode principale, che protegge tutte le
altre.
Permettendo
una divisione del bottino, si acquistano amici; e quando si cessa di farlo, si
cessa anche di essere l’idolo dei cortigiani.
Il
principio su cui, oggi, si reggono le costituzioni, non ammettendo pretese
ereditarie al governo, esclude tutta la serie di usurpazioni, che vanno sotto
il nome di prerogative.
La Repubblica
non è una forma particolare di governo. Designa il significato, la materia e
l’oggetto, per cui dovrebbe essere istituito il governo e su cui dovrebbe
esercitarsi: res publica, vale a dire
gli affari pubblici o il bene pubblico, o, tradotto letteralmente, la cosa
pubblica. Il significato originario della parola è, dunque, positivo e si
riferisce a quello che dovrebbe essere il carattere o il compito del governo.
In tal senso, la Repubblica si contrappone, naturalmente, alla parola
monarchia, il cui significato originario è vile, perché indica il potere
arbitrario di un singolo individuo, che lo esercita avendo, se stesso, e non la
res publica, come oggetto.
Ogni
governo che non agisca secondo il principio di una Repubblica o, in altri
termini, che non faccia della res publica
il suo solo e unico oggetto, non è un buon governo. Il governo repubblicano non
è altro che il governo istituito e amministrato nell’interesse pubblico, tanto
individuale che collettivo.
Tutta
la mia vita ho lavorato per migliorare lo stato delle cose in questo Paese, un
Paese dove sia bello vivere, che conosca la pace e la prosperità. Gli
imprevisti della Storia ne hanno deciso diversamente: occupazioni, conflitti di
potere, dittature, guerre civili e, oggi, l’apatia ha condotto il Paese alla
situazione drammatica attuale.
Quello
che io difendo non è una elemosina, ma un diritto.
Non un
dono, ma la Giustizia.
Il
contrasto tra opulenza e miseria, che offende, continuamente, la vista, è come
lo spettacolo di un vivo e di un morto incatenati l’uno all’altro. Per quanto
mi interessi la ricchezza meno che a chiunque altro, non demonizzo la ricchezza
perché è suscettibile di fare del bene. Non mi importa quanto possano essere
ricchi alcuni, purché nessuno sia povero per causa loro.
Essere
donna, italiana, scrittore, che cosa significa tutto questo?
Per
poter rispondere, dovrei, innanzitutto, sapere che cosa rappresenta,
storicamente, il momento che stiamo vivendo.
È un
anteguerra o la vigilia di grandi rivoluzioni che liquideranno il sistema?
I Giovani
di oggi vedranno l’avvento di un vero socialismo o il trionfo di una
tecnocrazia, che perpetuerà il capitalismo, o una forma di società diversa da
tutte quelle che io possa immaginare?
Queste
domande restano senza risposta.
In compagnia dei Giovani
mi trovo, particolarmente, bene. Sono loro grata di sfuggire alle degradazioni
e alle alienazioni, cui si adattano gli adulti. Trovo confortanti la loro
intransigenza, il loro radicalismo, le loro esigenze; la freschezza del loro
sguardo mi incanta: per loro tutto è nuovo e niente è scontato. In un discorso
in cui io non sento altro che un bla bla di politici, loro colgono delle
scempiaggini, delle incongruenze, che li fanno ridere o li indignano. La
stupidità li stupisce ancora; gli scandali li scandalizzano.
Cambiare la vita sembra
loro urgente, poiché è in ballo il loro stesso Avvenire.
La
speranza e l’ottimismo hanno caratterizzato “my
brilliant career”, e conservo ancora speranza e ottimismo circa l’avvenire
dell’Italia.
Io
vorrei trasmetterVi questa mia convinzione.
Non
scoraggiateVi se una Vostra battaglia non riporta il risultato sperato. E,
soprattutto, non permettete a nessuno di convincerVi di abbandonare la Vostra battaglia.
Replicate lavorando ancora più alacremente, con una energia e una
determinazione senza precedenti.
Continuate
ad andare avanti!
La Vostra
energia e la Vostra passione sono, esattamente, ciò di cui ha, oggi, bisogno il
Paese.
Noi
possiamo fare la nostra parte per avere un Paese migliore.
Noi
possiamo fare la nostra parte per avere una economia prospera e più equamente
distribuita.
Noi
possiamo fare la nostra parte per avere meglio cura dei nostri anziani.
Noi
possiamo fare la nostra parte per avere migliori prospettive per i nostri Figli.
Noi
possiamo fare la nostra parte per salvaguardare l’ambiente e il pianeta.
Noi
possiamo fare la nostra parte per riabilitare il nostro nome agli occhi del Mondo.
Noi
possiamo fare tutto ciò, perché, lavorando per il cambiamento, possiamo,
veramente, “far scoppiare” il cambiamento.
Non
permettete a nessuno di dirvi che non sia possibile!
Diverse
sfide ci attendono, dalla minaccia del cambiamento climatico all’ingiustizia di
una economia che lascia molti Italiani esclusi dalla ricchezza collettiva.
Italiani,
l’amore è cento, mille volte migliore dell’odio.
Italiani,
la speranza è cento, mille volte migliore della paura.
Italiani,
l’ottimismo è cento, mille volte migliore della disperazione.
Allora,
amiamo, conserviamo la speranza e restiamo ottimisti.
E
cambieremo il Mondo.
La
pista che io traccio, vorrei che Voi la seguiste con me.
E, per
evitare la dispersione degli sforzi e dei mezzi, io Vi incoraggio a metterVi in
rete, in vista di una sinergia e di una legittimità crescente, perché si
denunci il Presente e si prepari il Futuro.
Daniela Zini
Copyright © 2 maggio 2015 ADZ
Chi
può dire se, quando le strade si incontreranno, questo Amore sarà nel tuo
cuore?


Nessun commento:
Posta un commento