lunedì 23 novembre 2015

ANTEPRIMA! estratto da: UOMINI DI STORIA STORIA DI UOMINI 110 anni fa sulla Pennsylvania Avenue il Sognatore GERONIMO di Daniela Zini



UOMINI DI STORIA
STORIA DI UOMINI



110 anni fa
sulla Pennsylvania Avenue
il Sognatore


GERONIMO
 [Gila, 16 giugno 1829 – Fort Sill, 17 feffraio 1909]

“Non avrei mai dovuto arrendermi: avrei dovuto combattere 
 fino a quando non fossi rimasto l'ultimo uomo vivo.”

di
Daniela Zini

Era un uomo sereno e tranquillo, quando un reparto di cavalleria messicana gli massacrò madre, moglie e cinque figli. Da quell’istante, il giovane guerriero indiano visse, unicamente, per vendicare, nel sangue, la orrenda strage, perpetrata contro i suoi. Per dieci anni, combatté, con astuzia e ferocia, i “visi pallidi”, meritandosi l’appellativo di Tigre del Deserto.

Tutti coloro che furono testimoni e vittime delle scorrerie del feroce capo dei Chiricahua sono, ormai, morti da decenni, come da molto tempo è, completamente, scomparso il pericolo indiano; tuttavia si direbbe che i pionieridi Willcox e Hillsboro, e i soldati di Fort Bowie o di Fort Stanton, abbiano trasmesso ai discendenti una sorta di terrore ancestrale, che nelle leggende e nella storia finisce per confondere Geronimo e il diavolo, e farne tutt’uno.
Del resto, le stesse superstizioni sote intorno al pellerossa ribelle hanno valide giustificazioni. Si calcola che furono uccisi di sua mano oltre duecento “visi pallidi”, ai quali vanno aggiunte le innumerevoli vittime della sua banda; e che furono distrutte e date alle fiamme circa ottanta fattorie. Per ben trentasei anni il capo indiano – braccato da un intero reggimento speciale dell’esercito americano, dagli sceriffi e dai volontari di due Stati, nonché dalle milizie messicane – riuscì a sfuggire alla caccia più implacabile, a tal punto che nessuno conosceva il suo aspetto e il suo vero nome. In quei trentasei anni di incubo Geronimo fu veramente, per un milione di americani e di messicani, uno spirito malefico, feroce e inafferrabile: el Diablo.     
Si può dire che la stoia di Geronimo – el Diablo o anche la Tigre del Deserto, come lo chiamavano – inizi nel 1849.
La più forte e numerosa tribù del Popolo indiano degli Apache, i Chiricahua, sta festeggiando, nella suggestiva vallata del Rio Verde, il lauto bottino della prima caccia in Arizona. Per i pellirosse questi sono gli anni più tristi. Sebbene sia, ancora, in vigore l’Indian Removal Bill del presidente Andrew Jackson – che dovrebbe proibire la rimozione forzosa degli indiani dalle loro terre, autorizzando soltanto la negoziazione di scambi di terre – Choctaw, Chickasaw e Chippewa sono stati costretti ad abbandonare i loro territori di caccia con la forza, o meglio con il se,mplice espediente di rendere le loro terre inabitabili per loro, ricorrendo senza scrupoli a ogni sorta di violenze e di sopraffazioni. Fox e Creek sono stati raggirati e indotti a vendere per cifre ridicole i loro immensi regni e, infine, costretti a lasciare anche gli squallidi angoli di prateria, in cui si erano rifugiati. Quelli che hanno tentato di ribellarsi all’invasione, come i Seminole, sono stati, letteralmente, schiacciati.
Anche le sei tribù che compongono la federazione degli Apache – Chiricaua, San Carlos, Mescaleros, Jicarilla, Lipan e Kiowa – hanno preferito emigrare anziché rischiare di essere distrutti dalle “canne tonanti”: quelle infernali armi dei “visi pallidi”, che, anche quando non sono puntate contro i pellirosse, sono per loro altrettanto micidiali, in quanto li pivano della loro unica risorsa: i bisonti, che i cacciatori bianchi vanno sterminando. Guidate da Cochise – il saggio e valoroso capo dei Chiricahua, la cui autorità è riconosciuta anche da tutte le altre tribù – gli Apache sono partiti in quindicimila dall’Oklahoma, la loro patria di origine. Ne sono giunti in Arizona, dopo una lenta ed estenuante migrazione verso Ovest durata tre anni, poco più di quattromila: gli altri sono stati uccisi lungo la strada dalla fame, dal vaiolo e dalle imboscate degli Arapaho, dei Comanche e dei Navaho, le cui terre gli Apache hanno dovuto attraversare con le armi in pugno. 

segue...

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