10 settembre 2016
Giornata Mondiale per la Prevenzione
del Suicidio
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STOP AL SUICIDIO!
Il suicidio rappresenta il 50% delle morti
violente tra gli uomini e il 71% tra le donne.
Ogni
anno, il 10 settembre, la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, organizzata
dall’International Association for
Suicide Prevention, ricorda che è possibile salvare delle vite,
semplicemente restando all’ascolto dei familiari e tendendo la mano alle
persone a rischio.
Più
di 800mila persone muoiono, ogni anno, per suicidio, in tutto il mondo.
Molti
di questi decessi sono evitabili.
L’attenzione,
l’ascolto e la vicinanza verso le persone che hanno, già, una
storia di tentativi di suicidio possono avere un impatto significativo e
ridurre il numero dei tentativi di suicidio e dei decessi legati al suicidio.
La
solitudine favorisce il rischio di suicidio; le relazioni familiari, amicali e
sociali proteggono contro il rischio.
Il
suicidio è, profondamente, legato all’ambiente e alla qualità della vita: la
storia familiare nel rischio di trasmissione dei comportamenti suicidari, gli
effetti della crisi e della disoccupazione.
Nuovi
strumenti di ricerca sono stati sviluppati, dal test psicologico ai tests
sanguigni, in particolare genetici.
Biomarcatori
del rischio iniziano a essere identificati.
Lavorare
sul suicidio è, anche, lavorare sulla depressione.
La
ricerca avanza con progressi nella comprensione del legame tra l’infiammazione
del cervello e la depressione maggiore, nella identificazione di certi fattori
patogeni o ancora in una migliore conoscenza delle zone cerebrali implicate
nella regolazione dell’umore.
Segniamoci
questa data sul calendario: 10 SETTEMBRE.
SUICIDIO
I. Perché i poliziotti
sono sovraesposti?
Stress e burn
out sono le ragioni
avanzate dai sindacati e dagli psicologi per giustificare il numero di suicidi
nella polizia [http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lallarme-consap-aumentano-i-suicidi-forze-dellordine-1153162.html,
http://www.repubblica.it/cronaca/2015/10/13/news/il_male_oscuro_della_polizia_il_suicidio_prima_causa_di_morte-124961754/].
Io ho, sempre, saputo che sarei morto,
oggi.
Attendo questo momento da molto tempo.
L’ho pianificato e realizzato mille volte
nei miei pensieri.
È ora… qui e ora che io passi all’azione.
Una volta scritte queste righe, io me ne andrò,
non tornerò, mi suiciderò.
Ne ho abbastanza di dolori e di sofferenze.
Mi sono rotto i coglioni della pressione
intollerabile.
La pressione di essere giudicato dai miei
pari, se chiedo aiuto.
Di essere etichettato, se alzo la mano per
dire:
“Ho bisogno di una pausa, di un break!”
Ne ho piene le scatole della corazza che
sono stato incapace di mettere da parte.
Io non posso dire quanto faccia male,
sarebbe sicuramente malvisto e io mi sono scocciato di essere giudicato da ogni
parte.
Ho
visto l’orrore, troppe volte, nella mia vita.
Vedere
un adulto crivellato di colpi e vittima di omicidio è una cosa. Ma vedere un
bambino di tre mesi sul tavolo
dell’obitorio, morto per essere stato sbattuto come una bambola di pezza, è
troppo.
Dovere annunciare la morte di un
adolescente a una madre che ti apre alle due del mattino è una frustrazione
indicibile. Ma sapere che l’incidente è accaduto sul tuo territorio di
pattugliamento e dirti che avresti potuto salvargli la vita, lo è ancora di
più. Anche facendoti trattare da cane o da porco, elevandogli una
contravvenzione.
Ma, almeno, sarebbe stato in vita.
Volete degli esempi?
Quanti mi sopravviveranno ve ne daranno a
tonnellate!
Momenti di sfinimento, in cui la vita deve
continuare, quando si torna a casa.
Tenere queste cose per sé, per non
allarmare il proprio partner o i propri figli.
In ogni modo, sono, sempre, riuscito a celare
questo buco nero che, giorno dopo giorno, si scavava sotto i miei piedi.
Ho, anche, alzato un muro di protezione
perché nessuno sapesse.
Scelte che si fanno.
Scelte che non si sanno più fare per
continuare a vivere.
Scelte che non si vedono più talmente il
dolore è intenso.
Io sto male, non sono più capace di
fingere.
Addio…
Questa
lettera potrebbe essere stata scritta o pensata non meno di cinque volte, nell’ultimo
anno, da poliziotti, che hanno messo fine ai loro giorni, che si sono
suicidati.
Da
poliziotti che hanno messo fine alle loro sofferenze, senza sapere che esisteva
una via di uscita, una soluzione diversa da quella di prendere la propria arma
di servizio e tirarsi un colpo alla testa.
Il
suicidio è un problema sociale, che uccide più di 800mila persone, ogni
anno, in tutto il mondo.
E tutte
queste persone non sono poliziotti.
Vi è stress e burn out in tutte le professioni e in tutti i lavori.
Sapere
affrontare è importante.
L’aiuto
esiste, si deve andare a cercarlo prima di averne bisogno.
Si deve
parlarne prima di isolarsi per sempre, prima di fare fuoco…
Daniela Zini
Copyright © 1 marzo 2016 ADZ
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