Da me a
voi!
Guardiamo fuori di noi!
Talvolta,
noi non apprezziamo ciò che abbiamo prima di averlo perduto, prima di poterlo
vedere in prospettiva. Se siamo depressi, tendiamo a essere assorbiti da noi
stessi, a tagliarci fuori dalle relazioni con gli Altri e a instaurare un
circolo vizioso depressivo. Allora stiamo male con noi stessi, non vogliamo gli
Altri accanto e – non ci sorprenda! - neppure gli Altri ci vogliono accanto.
Facciamo
attenzione ai nostri punti di forza, a quelli che abbiamo e a quelli che non
abbiamo!
Vorrei
leggeste per me questo passo, tratto da un libro che amo molto, Canto di Natale di Charles Dickens, che ho,
appositamente, trascritto per Voi in questo messaggio augurale per il prossimo Natale.
“[…] Scrooge fece più che mantenere la
parola. Fece tutto quanto, e infinitamente di più: e per Tiny Tim, il quale non
morì, fu un secondo padre. Divenne un amico, un padrone, un uomo così buono,
come poteva mai averne conosciuto quella buona vecchia città, o qualunque altra
buona vecchia città, borgata o villaggio di questo buon mondo. Alcuni ridevano,
vedendo il suo cambiamento; ma egli era abbastanza saggio da sapere che su
questo globo niente di buono è mai accaduto, di cui qualcuno non abbia riso al
primo momento. E sapendo che in ogni modo la gente siffatta è cieca, pensò che
non aveva nessuna importanza se strizzavano gli occhi in un sogghigno, come
fanno gli ammalati di certe forme poco attraenti di malattie. Il suo cuore rideva
e questo per lui era perfettamente sufficiente.
Non
ebbe più rapporti con gli spiriti; ma visse sempre, d’allora in poi, sulla base
di una totale astinenza; e di lui si disse sempre che se c’era un uomo che
sapeva osservare bene il Natale, quell’uomo era lui. Possa questo esser detto
veramente di noi, di noi tutti! E così, come osservò Tiny Tim, che Dio ci
benedica, tutti!”
Si
chiude un anno.
Ciò
induce, sempre, un momento di riflessione.
Facciamo
un bilancio, tentiamo una previsione per il futuro,
perché
il nuovo anno sia fedele ai nostri desideri più cari.
In un
lampo, ci accorgiamo di questa strana
realtà “tempo”, che, altre volte, usiamo, semplicemente, senza
accorgercene. Proviamo lo sconforto e
il conforto della transitorietà delle cose. Molto di ciò che ci ha
vessato, di ciò che è stato oneroso per noi ed è sembrato renderci impossibile
progredire è passato ed è divenuto, singolarmente, insignificante.
Conforto
della transitorietà!
Nulla
dura!
Con l’anno
vecchio non sono, soltanto, passate molte pene, ma anche alcune gioie e, quanto più valichiamo il mezzo del cammino di nostra vita, tanto più fortemente esperimentiamo
il trasformarsi in passato di ciò che, una volta, era futuro e presente.
Non possiamo
dire all’attimo fuggente:
“Fermati, sei così bello!”
Ciò che
è tempo se ne va, come è venuto.
Ma può
il tempo progredire veramente, se noi non progrediamo?
E
progrediamo, noi uomini, se solo le nostre comodità progrediscono, ma il nostro
cuore resta fermo o, addirittura, avvizzisce?
E
possiamo, noi uomini, progredire quando non conosciamo affatto noi stessi,
quando abbiamo tempo solo per ciò che abbiamo e, mai, per ciò che siamo, se
rimaniamo al di fuori del nostro tempo?
Come possiamo apprendere a distinguere ciò che è
prezioso da ciò che è falso, a tutelare il primo e a tralasciare l’altro?
Un giorno, Sant’Agostino ebbe a dire ai suoi
contemporanei, che si dolevano del loro brutto tempo:
“Siamo noi stessi
il tempo!”
Siamo, dunque, noi stessi uomini il tempo!
Progrediamo
nella considerazione di questa memorabile espressione.
Come ogni fine anno, mi sono data il compito di
scrivere una professione di fede personale, un credo. Quando ero più giovane,
questa professione di fede personale prendeva più pagine, perché cercavo di
fissare ogni precetto senza ometterne alcuno. Ciò prendeva i tempi di attesa
della Corte Suprema, come se le parole avessero avuto il potere di risolvere
tutti i conflitti che solleva il senso della vita.
Negli ultimi tempi, tale credo si è ridotto, ma io
continuo a lavorarvi.
Di recente, mi sono fatta un dovere di ridurlo a una
sola pagina, riassumendo in termini semplici il mio credo, perfettamente
cosciente, tuttavia, dell’idealismo naïf
che ciò implica.
Questa idea mi è venuta qualche giorno fa.
Avevo voluto fare il pieno alla mia cartuccia usata con un pratico kit ricarica per stampanti a getto di inchiostro. La mia vecchia
stampante non ha retto e ha avuto
una crisi, ostinandosi a sputacchiare a ogni crocevia e a singhiozzare a ogni
angolo.
Ho compreso tutto in un lampo.
È il genere di cosa che mi accade quando mi si
ingozza di informazioni.
Ho una crisi esistenziale e mi metto a singhiozzare a
ogni crocevia, in cui la vita chiede di fare una scelta e io ne so sempre
troppo o non abbastanza.
Quando iniziamo a porci delle domande, non è mai una
partita di piacere!
È, dunque, in quel momento che mi sono resa conto
che sapevo, praticamente, già, tutto ciò che è necessario per dare un senso alla
propria vita.
E lo sapevo da molto, molto tempo.
Ecco il mio credo.
Tutto ciò che ho appreso sul modo in cui si debba
vivere, agire ed essere, io lo ho appreso quando ero bambina.
La saggezza non si trovava sui banchi dell’università,
ma nel nido della mia Famiglia.
Ecco le cose che ho appreso:
Condividi tutto.
Sii, sempre, leale
e corretta, anche con coloro che non lo sono con te; dimostrerai, così, la tua
distinzione morale e ti difenderai da loro.
Non alzare, mai, il
tono della voce con i deboli; ma alzalo, sempre, per i deboli.
Riporta le cose
dove le hai trovate.
Metti a posto le tue
cose.
Non ti
appropriare delle cose di Altri.
Sii gentile con
le persone che incontri salendo, sono le stesse che incontrerai scendendo.
Scusati quando
hai fatto qualcosa di sbagliato.
Lavati le mani
prima di metterti a tavola.
Non appoggiare i
gomiti sul tavolo.
Mastica con la
bocca chiusa e non parlare con la bocca piena.
Bussa prima di
entrare se la porta è chiusa e aspetta di essere invitata a entrare prima di
aprirla.
Quando esci, fai attenzione
alle macchine, resta con gli Altri e tieni loro la mano.
Ogni mattina, croissants
appena sfornati e latte ben caldo.
Prendiamo uno qualsiasi di questi precetti ed esprimiamolo
nei termini complicati degli adulti. Applichiamolo alla nostra vita in Famiglia
e sul lavoro, al governo o all’universo.
Ogni volta, avrà altrettanto senso e verità.
Pensiamo al mondo migliore in cui vivremmo, se
potessimo tutti avere dei croissants
appena sfornati e una tazza di latte ben caldo, ogni mattina.
O se tutti i governi avessero come politica di mettere
a posto le cose.
Ed è sempre vero, quale che sia la nostra età.
Quando usciamo, restiamo con gli Altri e teniamo
loro la mano.
Buon Natale
a voi e alle vostre Famiglie!
Daniela Zini
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