giovedì 22 novembre 2018

Natale 2018! di Daniela Zini



Da me a voi!


Guardiamo fuori di noi!
Talvolta, noi non apprezziamo ciò che abbiamo prima di averlo perduto, prima di poterlo vedere in prospettiva. Se siamo depressi, tendiamo a essere assorbiti da noi stessi, a tagliarci fuori dalle relazioni con gli Altri e a instaurare un circolo vizioso depressivo. Allora stiamo male con noi stessi, non vogliamo gli Altri accanto e – non ci sorprenda! - neppure gli Altri ci vogliono accanto.
Facciamo attenzione ai nostri punti di forza, a quelli che abbiamo e a quelli che non abbiamo! 
Vorrei leggeste per me questo passo, tratto da un libro che amo molto, Canto di Natale di Charles Dickens, che ho, appositamente, trascritto per Voi in questo messaggio augurale per il prossimo Natale.
“[…] Scrooge fece più che mantenere la parola. Fece tutto quanto, e infinitamente di più: e per Tiny Tim, il quale non morì, fu un secondo padre. Divenne un amico, un padrone, un uomo così buono, come poteva mai averne conosciuto quella buona vecchia città, o qualunque altra buona vecchia città, borgata o villaggio di questo buon mondo. Alcuni ridevano, vedendo il suo cambiamento; ma egli era abbastanza saggio da sapere che su questo globo niente di buono è mai accaduto, di cui qualcuno non abbia riso al primo momento. E sapendo che in ogni modo la gente siffatta è cieca, pensò che non aveva nessuna importanza se strizzavano gli occhi in un sogghigno, come fanno gli ammalati di certe forme poco attraenti di malattie. Il suo cuore rideva e questo per lui era perfettamente sufficiente.
Non ebbe più rapporti con gli spiriti; ma visse sempre, d’allora in poi, sulla base di una totale astinenza; e di lui si disse sempre che se c’era un uomo che sapeva osservare bene il Natale, quell’uomo era lui. Possa questo esser detto veramente di noi, di noi tutti! E così, come osservò Tiny Tim, che Dio ci benedica, tutti!”
Si chiude un anno.
Ciò induce, sempre, un momento di riflessione.
Facciamo un bilancio, tentiamo una previsione per il futuro, Descrizione completa
perché il nuovo anno sia fedele ai nostri desideri più cari.
In un lampo, ci accorgiamo di questa strana realtà “tempo”, che, altre volte, usiamo, semplicemente, senza accorgercene. Proviamo lo sconforto e il conforto della transitorietà delle cose. Molto di ciò che ci ha vessato, di ciò che è stato oneroso per noi ed è sembrato renderci impossibile progredire è passato ed è divenuto, singolarmente, insignificante.
Conforto della transitorietà!
Nulla dura!
Con l’anno vecchio non sono, soltanto, passate molte pene, ma anche alcune gioie e, quanto più valichiamo il mezzo del cammino di nostra vita, tanto più fortemente esperimentiamo il trasformarsi in passato di ciò che, una volta, era futuro e presente.
Non possiamo dire all’attimo fuggente:
“Fermati, sei così bello!”
Ciò che è tempo se ne va, come è venuto.
Ma può il tempo progredire veramente, se noi non progrediamo?
E progrediamo, noi uomini, se solo le nostre comodità progrediscono, ma il nostro cuore resta fermo o, addirittura, avvizzisce?
E possiamo, noi uomini, progredire quando non conosciamo affatto noi stessi, quando abbiamo tempo solo per ciò che abbiamo e, mai, per ciò che siamo, se rimaniamo al di fuori del nostro tempo?
Come possiamo apprendere a distinguere ciò che è prezioso da ciò che è falso, a tutelare il primo e a tralasciare l’altro?
Un giorno, Sant’Agostino ebbe a dire ai suoi contemporanei, che si dolevano del loro brutto tempo:
“Siamo noi stessi il tempo!”
Siamo, dunque, noi stessi uomini il tempo!
Progrediamo nella considerazione di questa memorabile espressione.
Come ogni fine anno, mi sono data il compito di scrivere una professione di fede personale, un credo. Quando ero più giovane, questa professione di fede personale prendeva più pagine, perché cercavo di fissare ogni precetto senza ometterne alcuno. Ciò prendeva i tempi di attesa della Corte Suprema, come se le parole avessero avuto il potere di risolvere tutti i conflitti che solleva il senso della vita.
Negli ultimi tempi, tale credo si è ridotto, ma io continuo a lavorarvi.
Di recente, mi sono fatta un dovere di ridurlo a una sola pagina, riassumendo in termini semplici il mio credo, perfettamente cosciente, tuttavia, dell’idealismo naïf che ciò implica.
Questa idea mi è venuta qualche giorno fa.
Avevo voluto fare il pieno alla mia cartuccia usata con un pratico kit ricarica per stampanti a getto di inchiostro. La mia vecchia stampante non ha retto e ha avuto una crisi, ostinandosi a sputacchiare a ogni crocevia e a singhiozzare a ogni angolo.
Ho compreso tutto in un lampo.
È il genere di cosa che mi accade quando mi si ingozza di informazioni.
Ho una crisi esistenziale e mi metto a singhiozzare a ogni crocevia, in cui la vita chiede di fare una scelta e io ne so sempre troppo o non abbastanza.
Quando iniziamo a porci delle domande, non è mai una partita di piacere! 
È, dunque, in quel momento che mi sono resa conto che sapevo, praticamente, già, tutto ciò che è necessario per dare un senso alla propria vita.
E lo sapevo da molto, molto tempo.
Ecco il mio credo.
Tutto ciò che ho appreso sul modo in cui si debba vivere, agire ed essere, io lo ho appreso quando ero bambina.
La saggezza non si trovava sui banchi dell’università, ma nel nido della mia Famiglia.
Ecco le cose che ho appreso:
Condividi tutto.
Sii, sempre, leale e corretta, anche con coloro che non lo sono con te; dimostrerai, così, la tua distinzione morale e ti difenderai da loro.
Non alzare, mai, il tono della voce con i deboli; ma alzalo, sempre, per i deboli.
Riporta le cose dove le hai trovate.
Metti a posto le tue cose.
Non ti appropriare delle cose di Altri.
Sii gentile con le persone che incontri salendo, sono le stesse che incontrerai scendendo.
Scusati quando hai fatto qualcosa di sbagliato.
Lavati le mani prima di metterti a tavola.
Non appoggiare i gomiti sul tavolo.
Mastica con la bocca chiusa e non parlare con la bocca piena.
Bussa prima di entrare se la porta è chiusa e aspetta di essere invitata a entrare prima di aprirla.
Quando esci, fai attenzione alle macchine, resta con gli Altri e tieni loro la mano.
Ogni mattina, croissants appena sfornati e latte ben caldo.
Prendiamo uno qualsiasi di questi precetti ed esprimiamolo nei termini complicati degli adulti. Applichiamolo alla nostra vita in Famiglia e sul lavoro, al governo o all’universo.
Ogni volta, avrà altrettanto senso e verità.
Pensiamo al mondo migliore in cui vivremmo, se potessimo tutti avere dei croissants appena sfornati e una tazza di latte ben caldo, ogni mattina.
O se tutti i governi avessero come politica di mettere a posto le cose.
Ed è sempre vero, quale che sia la nostra età.
Quando usciamo, restiamo con gli Altri e teniamo loro la mano.

Buon Natale a voi e alle vostre Famiglie!

Daniela Zini 

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