lunedì 14 ottobre 2019

AISE BERKTAY LETTERA DALLA PRIGIONE 10 dicembre 2011 traduzione di Daniela Zini



Ayse Berktay
 


“Lettera dalla prigione”

10 dicembre 2011

Ayse Berktay, parlamentare, scrittrice e traduttrice di origine curda, era stata arrestata, il 7 ottobre 2011, ai sensi delle leggi antiterrorismo, la cui formulazione ampia e generica consente di considerare reati semplici e legittime attività accademiche e giornalistiche.
Venne rilasciata il 20 dicembre 2013 dopo quasi 27 mesi di carcere.


Caro...,
spero stiate bene. Ho ricevuto la vostra lettera, è stata una gradita sorpresa e molto stimolante. Vi ringrazio molto, vogliate trasmettere i miei saluti a tutti. La vostra presenza ci permette di sentirci più forti. Io sto bene – noi stiamo bene. Sì, voi poteste inviarmi dei libri, mi farebbe piacere. La prigione dove mi trovo è una delle migliori della Turchia. Vale a dire che le condizioni non sono orribili come altrove. Ma essere privati della propria libertà, essere dietro le sbarre in sé è già abbastanza orribile. Tenuto conto dell’orientamento e della rapidità dei nuovi eventi, le nostre condizioni vanno, forse, a deteriorarsi. Si vedrà bene.    
La situazione qui è piuttosto critica. Erdogan ha voltato le spalle a ogni sembiante di democrazia in Turchia e si prepara a intervenire attivamente nei Paesi vicini; si sente sempre più potente grazie al sostegno dei Paesi occidentali, dove è percepito come il rappresentante dei pretesi “ideali occidentali della democrazia e della libertà” nella regione. La vostra azione è preziosa nel senso in cui essa svela la vera natura del governo di Erdogan. È molto importante poiché si nutre di un “prestigio democratico” di facciata, che esibisce per l’opinione mondiale, mentre aggrava le misure contro l’opposizione democratica in Turchia. Il suo prestigio all’estero lo rende più forte nella sua lotta contro l’opposizione nel Paese. Chiunque non sia d’accordo con il suo modo di risolvere i problemi, o si opponga, è un terrorista, un nemico.
Vi dice qualcosa, no?
Il nostro lavoro ci vale l’accusa di essere membri di una “organizzazione armata terrorista” semplicemente perché noi partecipiamo agli sforzi per una soluzione democratica e pacifica della questione curda, o perché noi siamo membri del BDP (Partito della pace e della democrazia), un partito legale che è riuscito a ottenere 36 seggi nel Parlamento – e questo a dispetto degli ostacoli antidemocratici inimmaginabili che il potere gli oppone. Ci è rifiutato l’accesso a ogni informazione complementare su questo caso. Ci è detto che il “nostro dossier è confidenziale”. I nostri avvocati non sanno neppure su quali basi ci accusino, cosa che rende per noi impossibile fare alcuna dichiarazione per la nostra difesa (...).
Nella ricerca di una soluzione alla questione curda e per mettere fine al conflitto armato, esistono due opzioni. Gli uni dicono che si deve continuare a battersi, riportare la vittoria ed eliminare i “terroristi”.
Uccideteli e il problema è risolto!
Gli altri preconizzano il dialogo, il negoziato, la fine delle operazioni militari, la discussione, fare passi avanti, adottare leggi per offrire una atmosfera, veramente, democratica, che garantisca una discussione approfondita, dove ciscuno possa esprimere, liberamente, le proprie opinioni, senza rischiare un ritorno del bastone. 
Liberare i prigionieri politici e parlarsi. Perché noi privilegiamo quest’ultima posizione e vi lavoriamo, ci è dichiarata la guerra in quanto terroristi. Questa opzione, che mira a criminalizzare ogni attività politica legale del BDP, è, infatti, la scelta cosciente di una limitazione e di una restrizione della lotta politica democratica; offre, così, una libertà di manovra e una priorità alle opzioni militari. 
È per questo che le proteste contro questa repressione antidemocratica della lotta politica e contro il carattere arbitrario della detenzione, contro l’uso della detenzione arbitraria per ostacolare la lotta politica e l’opposizione democratica, sono molto importanti. Il potere deve sapere che il mondo sa e si informa.
Io so che questa lettera non è molto strutturata. È un po’ confusa, perdonatemi. Per favore recate i miei saluti a tutti.
Con tutti i miei migliori auguri. Prendetevi cura di voi.  


traduzione di Daniela Zini

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