“Quella
tra maschile o femminile”,
scrive
Sigmund Freud,
“è
la prima distinzione che viene fatta quando si incontra un essere umano.”
Come
si diviene un uomo o una donna?
Chi
decide della nostra identità sessuale: i nostri geni?
I
nostri ormoni?
La
nostra società?
La nostra famiglia?
“On ne naît pas femme,
on le devient (1). ”,
proclamava Simone de Beauvoir, un aforisma
che conteneva il suo corollario:
“On ne naît pas homme,
on le devient.”
È
indubbio che, dalla nascita, le ragazze e i ragazzi siano accolti in modo
diverso e allevati secondo criteri culturali che sono divenuti stereotipi.
Se
esiste una differenza cromosomica, XX per le donne, XY per gli uomini,
produciamo tutti ormoni maschili e femminili. Siamo tutti esseri androgini nel
senso etimologico del termine, vale a dire siamo tutti bisessuali.
“Che
cosa ci rende donna? Un ormone, l’estrogeno. Che cosa ci rende uomo ? Il testosterone. Se
è così, si può acquistare il proprio sesso in farmacia.”,
asserisce
Kate Bornstein, il filosofo del transgenerismo, nata Albert, che dopo avere
cambiato sesso, si era resa conto che il genere non è che una costruzione dello
spirito e non dipende dalla biologia.
“Io
accettavo il sistema binario dei due generi come tutti. È più tardi che ho
compreso che il sesso e il genere erano due cose diverse, che il sentimento di
identità sessuale è essenzialmente determinato dalla cultura.”
Ora,
la nostra cultura ci ha modellati per soffocare la nostra androginia, per annichilire
quello che vi è di simile tra uomini e donne e trattenere solo quello che ci
separa come aveva dimostrato brillantemente Elisabeth Badinter in L’uno è
l’altro.
Oggi,
gli uomini non si interrogano più sulla loro identità profonda?
Salvo
incidenti, ogni individuo obbedisce alle leggi della genetica e della
fisiologia che creano, nella nostra specie, maschi e femmine. Ma lo sguardo dei
nostri genitori, della intera società, ci plasma nella nostra intimità.
E
se la differenza dei sessi struttura il pensiero umano, si possono cambiare i
rapporti del maschile e del femminile?
Quando
inizia una vita di donna?
Dalla
nascita, quando il nostro sesso ci assegna immediatamente un posto, una
traiettoria, un destino?
Nel
lento e permanente confronto ai codici sessuali del nostro tessuto sociale?
Il
giorno delle prime mestruazioni?
La
notte delle nozze?
Quando
si firma in basso all’atto del divorzio?
Conoscete
Ali Salim?
O,
forse, la Begum
Nawazish Ali?
No?
Eppure,
sono molto conosciuti da milioni di telespettatori, perché sono una sola
persona.
Ali
Salim è, forse, il travestito più controverso del mondo.
Ed
è pakistano!
Quando
parla, rompe tutti i tabù dell’islam.
Il
Pakistan è conosciuto per essere una dittatura militare e un paese nel quale l’islam
occupa un ruolo di primaria importanza sulla scena pubblica e nella sfera
privata. Inutile dire che non si scherza con la morale: i due sessi non si confondono
e il terzo genere non ha veramente droit de cité.
Dal
2005, tutti i sabati, Ali Salim, alias Begum Nawazish
Ali, transessuale di trenta anni, anima, nei panni di una vedova
quarantenne in sari, le unghie smaltate e gli occhi oltraggiosamente truccati, un talk-show dal tono decisamente osé, il
Late Night Show with Begum Nawazish, sul canale privato Aaj TV. La maggior
parte dei suoi invitati, del genere “molto rispettabile” e anche un pò collets-montés
sembrano, talvolta, “disarcionati”, ma si piegano di buon grado alle sue
interviste perché lo show è uno dei più popolari del paese.
Il modello politico del presentatore?
Benazir Bhutto, unica donna ad avere ricoperto, per ben due volte,
la carica di primo ministro del paese, dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996. La
transessualità del presentatore permette paradossalmente alla trasmissione di
esistere, perché una vera donna non potrebbe affrontare liberamente i soggetti
che Ali Salim si permette di trattare. Figlio
di un colonnello, in uno dei paesi più religiosi al mondo, dove l’omosessualità
è ancora ufficialmente punita con l’ergastolo, Ali Salim sostiene di non
aver mai ricevuto alcuna minaccia. Resta da sapere se, con la sua presenza sui
media, arriverà a fare accettare quella dei travestiti nel resto della società.
I
travestiti, anche chiamati hijras (2) in Asia Minore, esistono in questa
regione da secoli. Come tutti i transessuali che non si vedono riconoscere il
loro sesso riassegnato, i transessuali pakistani incontrano problemi di
integrazione sociale nella misura in cui le loro carte di identità non
concordano con il loro sesso apparente. Nati in ambienti poveri, sono
particolarmente soggetti alle vessazioni della polizia e obbligati a
guadagnarsi da vivere mendicando e prostituendosi.
Il 24 dicembre scorso, l’avvocato Mohammad
Aslam Khaki, che aveva presentato una petizione alla Corte Suprema per il
riconoscimento dei diritti dei travestiti e dei transessuali, ha annunciato:
“Il giudice Iftikhar Muhammad Chaudhry,
presidente della Corte Suprema del Pakistan, ha ordinato al governo pakistano
di aggiungere un terzo genere sulle carte di identità nazionali.”
Il giudice ha anche ordinato al governo di mettere
in atto una strategia atta a proteggere gli hijras dalle aggressioni
della polizia e ad aiutarli a fare valere i propri diritti in materia di
eredità.
Commentando
la decisione, Almas Bobby, presidente di una associazione hijra, ha
dichiarato alla agenzia Reuters:
“È
un grande passo verso il rispetto della nostra identità nella società:
lentamente, le persone riconoscono che anche noi siamo esseri umani.”
In India, in novembre, al termine di una
lunga campagna, gli hijras (3) hanno ottenuto di potere essere registrati
come “altri” – distinti dagli uomini e dalle donne – sulle liste elettorali e sulle
carte di identità. In luglio, l’Alta Corte di Nuova Delhi aveva depenalizzato
le relazioni sessuali tra omosessuali adulti consenzienti, dichiarando
incostituzionale un divieto dell’omosessualità, risalente all’epoca
coloniale.
L’abito
non fa il monaco, si dice…
L’Abate
de Choisy, il Cavaliere d'Eon, Mademoiselle de Maupin, celebre cantante all’Opéra
di Parigi, la Marchesa Mathilde
de Morny rifiutavano il conformismo del loro genere e avevano l’abitudine di indossare
gli abiti dell’altro sesso. Lungi dall’essere emarginati, conducevano sovente
la loro vita alla luce del sole.
Vestito
da donna, l’Abate François-Timoléon de Choisy, scrisse la sua Histoire de
l'Eglise, in undici volumi; ma viveva la sua sessualità al maschile ed ebbe
un figlio dalla sua domestica, vestita da conte.
Il
Cavaliere d’Eon, al servizio di Luigi XIV in Inghilterra, viveva al maschile e
al femminile. Alla sua morte, a Londra, le scommesse sul suo sesso raggiunsero
una cifra record. Per quaranta anni, visse con un’identità maschile, poi, fino
alla morte, fu la “Cavaliera” d’Eon, l’unica donna della storia di Francia ad
avere portato la croce di San Luigi, la più alta decorazione militare
dell’epoca.
Quanto
a Mademoiselle de Maupin, si divertiva anche lei a recitare una doppia
identità. La sua vita fu un romanzo, che ispirò Théophile Gautier.
E
che dire delle donne soldato, queste amazzoni dei secoli passati?
Per
dimostrare che il potere non ha niente a che vedere con il sesso biologico, la Zarina Elisabetta
di Russia esigeva che, ogni martedì, la sua corte cambiasse genere in occasione
del “ballo delle metamorfosi”.
Oggi
i parametri del maschile e del femminile sono rimessi in questione e scopriamo
che il sesso biologico non determina forzatamente il genere, che la nostra
identità culturale è un ruolo appreso, il prodotto delle nostre circostanze.
Note :
(1) “On
ne naît pas femme, on le
devient.”
scriveva
molto giustamente Simone de Beauvoir, o non lo si diviene mai più. Questa
celebre frase, che riprendeva il precetto di Tertulliano, poi di Erasmo nel
Rinascimento, è la prima del libro Le Deuxième Sexe,
apparso nel 1949, che fu, secondo la giornalista Natacha Polony:
“Il
primo ad avere considerato realmente questa parte totalmente inesplorata che
era il continente femminile.”
(2)
Hijra, in
urdu, ermafrodita.
(3) Non
esiste un censimento affidabile sul numero degli hijras o aravanis in India, ma
si stima che siano circa un milione.
Daniela Zini
Copyright © 24 marzo 2010 ADZ



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